“Siamo passati dall’avere un oggetto tra le mani a guardare un quadratino da 300 pixel su uno smartphone. La cover di un disco non è mai stata solo un contenitore: è la soglia di accesso a un mondo. Quando aprivi un vinile dei Parliament, la copertina ti raccontava una storia di astronavi e funk intergalattico ancor prima che la puntina toccasse il solco. Oggi, con lo streaming, la cover rischia di diventare un mero logo di riconoscimento. Per me, la cover è ancora il primo brano dell’album: se non ti ferma lo sguardo, non ti fermerà neanche l’orecchio. E voi? Avete ancora un album la cui copertina vi ha cambiato la vita?”


2 risposte a “La cover: come la vede Steven Ceej”

  1. Avatar Roberto Dominici
    Roberto Dominici

    Ciao Boss. La copertina che mi cambiato la vita è All ‘n All di Earth Wind and Fire. Il tema Egitto, le piramidi, questa navicella carica di musica interplanetaria creata da Maurice White & Co ha generato una saldatura vera e proprio che mi lega da sempre al mondo Soul Funky e tutte le sue sfumature. Viva FunkyTreeRadio!

  2. Avatar Marco Da Basso
    Marco Da Basso

    La copertina di un disco è come la carta di un cioccolatino,ti invita e ti fa sognare quello che stai per gustare.Sinceramente non ricordo una copertina che mi abbia cambiato la vita,ma due mi colpirono molto:Funkytown(Lipps Inc) e Dark side of the moon(PinkFloyd).

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