Rubrica “Come la vede Steven” — Lettura 3 min

C’è una deriva pericolosa che sta colpendo il mondo della radio: la paura del silenzio visivo. Oggi, molte emittenti sembrano terrorizzate all’idea di essere “solo” ascoltate. Si sente l’urgenza di inquadrare tutto, di avere una telecamera accesa h24, di trasformare ogni studio in un set televisivo low-cost su Twitch o YouTube.

Ma la radio, per definizione, è l’unico medium che sfida la dittatura dell’occhio.

Il teatro della mente

La radio è l’ultimo baluardo del “teatro della mente”. Quando ascolti un pezzo funk, la cover che vedi è quella che la tua immaginazione proietta. Quando senti la voce di un conduttore, ne disegni il volto, l’espressione, l’atmosfera. Se mi imponi un video, distruggi il mio cinema personale.

Trasformare la radio in una TV senza video significa accettare di perdere la partita in partenza: la TV ha budget infiniti per l’immagine. La radio, invece, ha un potere che la TV non avrà mai: l’intimità assoluta.

Il manifesto della sovranità editoriale

Sovranità editoriale, per me, significa avere il coraggio di dire: “Qui si ascolta”. Significa scegliere di non inseguire l’algoritmo visivo che premia il contenuto “da scorrere” velocemente, per dedicarsi invece a costruire un rapporto di fiducia con chi sta dall’altra parte dell’antenna (o del modem).

Essere sovrani delle proprie scelte editoriali vuol dire capire che un silenzio di tre secondi dopo un brano leggendario vale più di mille dirette video dove si commenta il nulla. La radio deve tornare a essere il luogo dove il suono è il protagonista assoluto, non il sottofondo di una clip che qualcuno guarda distrattamente mentre fa altro.

Su Funky Tree Radio, abbiamo deciso di rivendicare questo spazio. Niente pose, niente luci da studio televisivo. Solo la musica, la voce e lo spazio che ciascuno di voi vuole dare alla propria immaginazione. Perché la musica, se è buona, non ha bisogno di essere vista. Deve solo essere sentita.

E voi? Siete pronti a spegnere lo schermo e riaccendere l’orecchio?


Una risposta a “La radio non può essere una televisione senza video: la sovranità editoriale”

  1. Avatar Marco Da Basso
    Marco Da Basso

    Sono assolutamente d’accordo,la radio affascina perché da spazio all’immaginazione, ascoltare un brano musicale e associare a questo il proprio stato d’animo senza l’interferenza delle immagini oppure fantasticare sulle caratteristiche fisiche del d.j. di turno.Tutto questo è possibile con la radio vecchia maniera,purtroppo oggi la componente visiva è imprescindibile,non si può raccontare di aver mangiato al ristorante o di essere andati allo stadio senza il filmato di rito.Metto in conto che i miei ragionamenti possano essere anacronistici,ma da un “boomer”è abbastanza prevedibile.Un saluto affettuoso.

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